Claudio
Chiariotti

Claudio Chiariotti nasce a Benevento. Nel 1999 si trova a Firenze quando comincia a dipingere da autodidatta. Alcuni anni dopo comincia a partecipare a mostre collettive a Firenze. Successivamente tiene mostre personali a Parma, Napoli, Firenze, Benevento. Negli ultimi anni ha esposto le proprie opere a Malta, Paese dove ha risieduto per alcuni anni. Inizialmente rimane affascinato dal Movimento Espressionista, soprattutto tedesco. Nel corso degli anni la sua ricerca pittorica si sposta prevalentemente sul tema della mitologia classica greca, materia, questa, che viene trattata in chiave contemporanea rimaneggiando il mito greco e trasponendolo nella realtà storica attuale. Nel periodo più vicino ad oggi e’ la pittura dei Primitivi Fiamminghi a permettergli una nuova congiunzione tra l’arte contemporanea e la pittura dei Grandi Maestri. Volendo brevemente riassumere quella che e’ stata la ricerca pittorica nel corso dell’attività artistica di Chiariotti, si potrebbe dire che la sua volontà di indagare l’esistente lo ha esposto a cambiamenti anche repentini del proprio fare pittorico; e che grazie alla disciplina che gli deriva dalla sua attività di liutaio può dirsi definitivamente(forse) in bilico tra l’apollineo e il dionisiaco. Claudio Chiariotti

Opere


L’opera che ho e l’onore di presentare ha come titolo “Arianna a Nasso”. Le misure sono 60 per 90 cm, tecnica, olio su tela. Per omaggiare il grande pittore ho scelto di rappresentare una delle figura a lui più care durante l’intero corso della sua esistenza: la figura femminile. Nel fare ciò ho provato a restituire l’aspetto esistenziale e profondamente umano della donna in se, cercando di bilanciare lo sguardo dell’uomo che indaga la figura femminile con lo sguardo dell’essere umano che guarda un’altra parte di se stesso( o se stesso in toto). Arianna e’ emersa da se nel mentre la pittura della modella cominciava a farsi spazio sulla tela.” Arianna a Nasso” e’, al pari di una epifania dionisiaca, una epifania del Novecento. E’ capovolgimento del dolore. E’ sublimazione della rinascita. Due sono le versioni del mito che concernono questa figura mitologica. L’una, la vede suicida dopo l’abbondono di Teseo; l’altra, la vede addormentata sull’isola di Nasso, lì dove da Teseo sarebbe stata precedentemente abbandonata in questa seconda versione del mito, per poi essere risvegliata dal dio che tutti gli amori volle per se. Quel Dioniso solito manifestarsi in forma di toro. Che la storia ci abbia restituito Jeanne morta suicida, e’ nei fatti. La seconda versione andava riscritta con garbo, e spero di esservi riuscito. Ho lottato per rinvigorire la mia pennellata, per accendere i colori…per omaggiare la “Scuola di Parigi” tutta. Ma in fin dei conti tutto e’ venuto da se. La siluette di un vaso che non contiene la pianta. Una poltrona che dismette il suo uso quotidiano per farsi contenitore del mito. Una astratta veduta verso l’esterno fatta di luce più calda del pomeriggio, a completare l’intera giornata. Cuscini pronti a fluttuare o a esploderti contro; ed un posacenere, che all’occorrenza e’ sempre utile. Ho immaginato lo sguardo tra i due protagonisti di quella che e’ stata la storia di una vita condivisa. Uno sguardo sereno e profondo un attimo dopo il risveglio.>