Claudio
Monti

Nato a Napoli il 14 febbraio 1958, cresciuto all’ombra del Vesuvio, di madre napoletana e padre tunisino, diplomato all’Isef di Napoli nel 1979. Amo essere definito “coltivatore della napoletanità” che è musa ispiratrice dei miei lavori. Partendo dalla cultura storico-popolare napoletana, e attraverso una rivisitazione personalizzata e contemporanea del simbolismo e dei personaggi di questa città, per le mie opere mescolo vari tipi di materiali: lastre di ferro - terracotta - ottone - rame - tele - tessuti - colori acrilici - pasta di piombo - sabbia - polveri - gesso - acidi ossidanti e fissativi. Vivere a Napoli…le voci, la gente per strada, i vicoli, le chiese, i bassi, i rumori…tutto potrebbe non avere un senso, ma per noi che siamo nati in questi luoghi non è così, riusciamo a dare un senso e una risposta a tutto, qui si può fare ricerca in ogni dettaglio della vita di relazione. È stata questa ricerca la fonte del mio approccio al tipo di rappresentazione scultorea, pensata, ideata, prodotta, esprimendo quanto assorbito dall’ambiente, rimanendo proprio come Napoli, costantemente a mezz’aria tra sacro e profano, con una vena dissacrante ma mai aggressiva né offensiva per la morale. Circa due anni fa produco il mio primo lavoro, un pulcinella su tela. Decisivo l’incontro con il maestro Giuseppe Di Dodo, che mi induce ad una fondamentale trasformazione, così le tele diventano piastre metalliche trattate con acidi, mirate ad ottenere un effetto che conduce il pensiero dell’osservatore alla terra, al fuoco, elementi primi e vitali, e le pitture vengono miscelate con sabbia e polvere di pomice, pasta di piombo. La materia è data dalla terra, perciò il Vesuvio, ombra eterna della città di Napoli, manifestazione mostruosa di madre natura, che osservato con senso di appartenenza, diventa inesauribile fonte ispiratrice di grandi passioni per la sensualità artistica che riesce ad esprimere. Questo “vulcano napoletano” per Munà erutta di tutto, cultura, tradizioni e credenze. Il nome d’arte “Munà” non è altro che l’abbreviazione di “ ‘o Munaciello”, antico personaggio mitologico fantastico, della cultura popolare napoletana, considerato da sempre portatore di grandi ricchezze, ma anche di immani sfortune. Mostre ed eventi: • da luglio 2018 a dicembre 2018 grazie alla Fondazione Giambattista Vico esposizione permanente c/o chiesa San Biagio maggiore, via san Biagio dei Librai – Napoli • dall’ 1 al 4 maggio 2019 mostra collettiva al Castel dell’Ovo a Napoli, evento organizzato da Moovart della fondazione Amedeo Modigliani • dal 29 giugno al 13 luglio 2019 mostra collettiva “Arte a Palazzo” c/o Galleria Farini di Bologna • partecipazione al premio Luxenbourg Art Prize 2019 • dal 20 al 26 agosto 2019 Moovartist Riba North National Architecture centre Liverpool • dal 7 al 17 settembre 2019 mostra collettiva “Arte a Palazzo in mostra con i grandi maestri Angeli e Schifano” c/o Galleria Farini di Bologna • dal 5 al 25 ottobre 2019 mostra collettiva itinerante di arte contemporanea “Mare Nostrum” Castel del’Ovo Napoli a cura dell’ass. Art Europa • 14 ottobre 2019 “L’Arte si Mostra” Palazzo Ferrajoli Roma • dal 3 al 18 marzo 2020 Firenze museo Zeffirelli “Co-Expo Firenze 2020 Moovart” sospesa per la pandemia, riapertura prevista dal 1° settembre • dal 12 al 14 giugno 2020 Mogliano Veneto “Premio Veneto Arte” • dal 3 al 14 luglio 2020 Napoli Castel dell’Ovo “Arte Napoli” • dal 14 al 21 luglio 2020 Mogliano Veneto BVV arte contemporanea a Villa Condulmer • partecipazione al premio Luxenbourg Art Prize 2020

Opere


LES FEMMES (e femmene) Ognuno ha il proprio passato chiuso dentro di sé come le pagine di un libro imparato a memoria e di cui gli amici possono leggere il titolo. (Virginia Woolf) Le mie opere sono le pagine del mio libro. Anche in quest'opera la solitudine rumorosa della mia anima trabocca dal simbolo eterno della mia napoletanità: il vesuvio. E il mio entusiasmo creativo, proprio come il vulcano, non conosce esitazione. Sono un visionario che, ogni volta, cerca di far cogliere il vortice di materie, le ipotesi infinite di metafore che si srotolano davanti ai nostri occhi. Di me Rocco Zani ha scritto: " Munà si appropria della forma, o meglio del rigore della forma, facendone allestimento scenico della narrazione". Narro di Modigliani innamorato della mia città, delle donne o narro di me innamorato della mia città, delle donne o narro di Partenope... che non muore, non ha tomba è immortale è l'amore è la mia Napoli. E il simbolo Sacro, pretesto narrativo o filo rosso della memoria della mia vicenda umana ma anche archetipo. Qualunque sia la narrazione che sceglierete mi auguro che siate catturati dal mio sogno. Opera realizzata su legno, incorniciata da ferro trattato con acidi ossidanti e fissativi, e ricoperta di resina. Per “Les Femmes (e femmene)” e per il pastorale di san Gennaro: rame, ottone, ferro, terracotta e legno I colori acrilici sono stati mescolati a sabbia e segatura. Misure 120 x 60 cm >