Daniela
Festa

Daniela Festa, nasce a Matera il 24 gennaio del 1982, sin da piccola avverte una particolare propensione per l’arte. Nella città dei Sassi consegue la Maturità artistica, si laurea con lode in Nuove Tecnologie per la Storia e i Beni Culturali con una tesi specialistica in Storia dell’arte moderna. Oltre alla pittura, si è dedicata nel corso degli anni all’insegnamento di Arte e Immagine e di Sostegno presso la Scuola Secondaria di Primo Grado. Nei suoi dipinti prevale una figurazione metafisica e a tratti fiabesca, con elementi neosimbolisti spesso di carattere autobiografico. I paesaggi evocano ricordi d’infanzia, luoghi vissuti, immaginati, sognati dove il confine tra reale e immaginario diventa piuttosto labile. L’arte di Daniela è orientata ad accogliere il nuovo, il dettaglio e soprattutto l’emozione. L’artista, oltre a utilizzare i colori ad olio, sperimenta gli acrilici, gli acquerelli e gli inserti materici. Il suo stile solitamente è figurativo ma a volte si orienta verso l’astratto.La pittura di Daniela Festa accompagna l’osservatore in dimensioni e spazi diversi, sempre nuovi e inaspettati, sognanti e surreali. La sua arte vuole stimolare l’osservatore verso nuove riflessioni, evocare mondi lontani ma anche vicini, luminosi luoghi incantati in cui perdersi e ritrovarsi. Nelle sue opere l’uso emozionale del colore, steso ora a tocchi rapidi e decisi ora a pennellate più accurate, conduce l’osservatore in terre lontane, in luoghi immaginati, sognati o evoca ricordi d’infanzia di ognuno di noi. Ogni dipinto racchiude in sé qualcosa o qualcuno che ha colpito la mente dell’artista. L’arte è espressione di storie di momenti di vita ed esperienze personali. Attraverso le sue opere l’individuo può approdare, spesso in maniera inconsapevole, nei luoghi arcaici dell’animo, che fino a quel momento non hanno trovato via d’espressione. I mondi che lei rappresenta sono caratterizzati da uno stretto legame col suo vissuto personale, provengono da memorie stratificate. La pittura è il medium attraverso cui conoscere il mondo esterno e di riflesso quello interno. Nella ricerca pittorica dell’artista è fondamentale l’imprevisto, un’idea troppo definita, proprio perché l’opera, una volta terminata, deve potersi svelare nuovamente per poter lasciare spazio a diversi livelli di lettura. È una ricerca di equilibri di linee, forme e colori. Al momento predilige la pittura a olio, che proprio per la sua straordinaria duttilità, consente di imprimere i pensieri rapidamente, di stratificarli e trasformarli in ogni istante, conservando tutti i passaggi che hanno contraddistinto le varie fasi del lavoro. L’artista trova interessante la brillantezza della tecnica a olio e soprattutto la lenta essiccazione della materia, in quanto consente di ritornare e modificare oppure rimuovere gli strati di pittura più superficiali, per rievocare quelli sottostanti.

Opere


>Sincronicità, coincidenze, destino. 100x70 cm, olio su tela In occasione del Tributo al centenario dalla scomparsa di Amedeo Modigliani, la scelta del soggetto che ho rappresentato non poteva non ricadere sull’amata Jeanne Hebuterne, la musa ispiratrice del pittore livornese. Modigliani ritrae Jeanne ben 34 volte con i capelli mossi e rossicci, le membra affusolate, l’incarnato chiaro e gli occhi celesti. Dall’analisi delle opere dell’artista italiano e dalle immagini fotografiche in bianco e nero di Jaenne, emerge il profilo di una ragazza dall’elegante bellezza, pelle diafana in contrasto con i capelli rossicci, malinconica e dallo sguardo penetrante. Traendo ispirazione da una fotografia di Jeanne, l’immagine qui rappresentata è quella di un ritratto psicologico, una visione con tanti elementi in cui reale e immaginario si fondono insieme. La protagonista del dipinto è una donna angelicata, dolce e malinconica allo stesso tempo, segnata dal tragico destino e da un’impenetrabile profondità psicologica. Siede stancamente, l’incarnato chiarissimo contrasta con la capigliatura rosso-castana e mette in risalto gli occhi azzurri, velati di una melanconica speranza mentre guardano verso l’osservatore. Jeanne sorregge una rosa, fiore dalla simbologia complessa, emblema dell’amore che trionfa, della passione, della fedeltà, della vita e della morte, del tempo e dell’eternità. La rosa presenta delle spine che alludono alla sofferenza, al dolore. La rosa, oltre a ferire Jeanne, come si evince dal sangue che fuoriesce dalla sua mano, si trasforma in qualcos’altro, in un filo spinato. La scena è ambientata in un interno, alle spalle della donna c’è una finestra che allude al gesto estremo compiuto dalla giovane compagna del pittore, quello di gettarsi al nono mese di gravidanza l’indomani della scomparsa dell’amato compagno, avvenuta prematuramente il 24 gennaio del 1920. Tragico destino quello dei due giovani amanti, lei abbandonata dalla famiglia e lui pittore di talento ma sfortunato. Eppure dalla finestra si vede uno sfondo blu, sembra cielo, simbolo della speranza e dell’infinito che, come diceva Kandinskij, “richiama l’uomo verso l’infinito”. Le pennellate verticali blu suggeriscono una sensazione di dinamicità, di un continuo fluire, dello scorrere del tempo. Il giallo rappresenta la forza, l’energia, il colore verde dell’abito è il simbolo della speranza, del rinnovamento. Dalla finestra si vede un pennello dal manico giallo che spezza il verticalismo suggerito dalle pennellate blu con un ritmo curvilineo teso a tracciare il nuovo percorso, quello segnato dal pennello, infatti, non cancella il blu, il tempo passato, ma crea un nuovo spazio, un universo parallelo, dove sincronicità e significative coincidenze sussistono. Nel nuovo spazio o altro tempo ci sono delle sagome nere che proiettano lunghe ombre dechirichiane in avanti: sono quelle di Modigliani, della compagna incinta e della loro figlia Jeanne Modigliani. Siamo di fronte a una sensazione di passione, di inquietudine ma allo stesso tempo di speranza espressa nell’orizzonte infinito.