Giuliana
Bosusco

Mi chiamo Giuliana Bosusco, mi presento: sono di Biella, lavoro come psicoterapeuta e da trent’anni ascolto l’animo umano con empatia, curiosità e stupore: sono gli stessi sentimenti con i quali guardo il mondo e mi avvicino all’Arte; per questo, come artista, mi sono data il nome “AtupertuArte” ad evidenziare il dialogo costante e ravvicinato tra me e me, tra me e gli altri. Sono felice quando incontro la Bellezza in ogni sua forma e per questo coltivo vari interessi tra cui la pittura. In questo ambito sono un’autodidatta, con tutti i limiti che ciò comporta ma con il piacere di sentirmi libera nella mia ricerca personale e artistica. Negli anni ho pubblicato alcune poesie su varie Antologie e un libricino di otto brevi racconti su alcuni pittori che amo ( I miei pittori, Edizioni Farnedi, 2004). Dipingo soprattutto acquerelli, che per lo più si ispirano a quadri di Artisti famosi, tra cui Modigliani e ultimamente sto sperimentando la tecnica del collage. Li definisco “collages concettuali” perché nascono da un flusso di coscienza che parte da un’ intuizione e, procedendo per nessi associativi, collega opere artistiche e letterarie fra di loro, generando un nuovo soggetto che racconta qualcosa del nostro stare al mondo.

Opere


DISTRUZIONE E CREAZIONE – Collage N. 31-2020 Il mio tributo a Modigliani consiste in un collage dal titolo “DISTRUZIONE E CREAZIONE” del 22/09/2020. Esso è tecnicamente “povero” e rudimentale, fatto manualmente (su carta liscia Fabriano 33x48cm.) senza l’ausilio di particolari tecniche digitali, semplicemente ritagliando e incollando le immagini scelte. E’ stato costruito partendo dall’immagine rimpicciolita del mio acquerello “Victoria” del 2008 che riproduce l’opera “Victoria” di Modigliani (olio su tela, 1916, Londra, Tate Gallery). Ho scelto questo acquerello dalla mia produzione perché lo trovo “essenziale”, in senso etimologico, cioè ha a che fare con l’essenza dell’individuo. Per la sua economia cromatica (solo colori ocra, rosso, nero) e per il fascino misterioso dello sguardo, ben rappresenta la mia visione dell’essere umano e dell’esistenza, apparentemente semplici ma, in realtà, profondi, complessi, sconcertanti e contradditori. A sinistra gli ho affiancato un frammento dell’opera di Alberto Burri “Sacco e Oro” (1956, Fondazione Palazzo Albizzini, Collezione Burri, Città di Castello): il sacco strappato, il colore rosso che emerge come sangue dai bordi slabbrati e i punti neri di cucitura riprendono, per forma, colore e genesi, le caratteristiche cromatiche dell’acquerello e anche le riflessioni sulla vita, suggerite dall’acquerello stesso, e rimandano, con più forza, ai concetti di ferita, dolore, distruzione, ma anche “sutura”, superamento della sofferenza, riparazione e rinascita. La striscia in basso si compone di immagini altrettanto significative: il sacco, ora integro, è un tessuto grezzo ma resistente come la vita; i muri scrostati sono i “sopravvissuti” al terremoto del Belice che provocò la distruzione di Gibellina (1968); la tavolozza è “essenziale”, “ridotta all’osso” e ha gli stessi colori dell’acquerello. Il tutto sta a indicare che il processo di ricostruzione è avviato e continua infatti nella striscia in alto dove il muro scrostato si è schiarito, è diventato luminoso al punto che sembra di intravedere a sinistra un nuovo mondo e a destra un piccolo fiore bianco: un inizio quasi primordiale di Creazione. Il percorso, a forma di spirale, si chiude con l’immagine di Modigliani: l’Artista che, per la sua vita, resa difficile dalla malattia, sregolata, passionale e tragica e soprattutto per i suoi ritratti sublimi, meglio rappresenta questo processo di continuo rimodellamento interiore, di distruzione e ricostruzione appunto, che porta alla Creazione dell’opera d’Arte e tende all’Assoluto.