Laura
Suardi

Si laurea presso l’Accademia Santa di Giulia di Brescia. Prima di allora gli impegni professionali la vedono coinvolta nell’azienda famigliare e non le consentono di dedicarsi a ciò che desiderava sin dalla tenera età, la pittura. Nel 2018, mentre ancora frequenta l’Accademia, viene selezionata per il Premio Catel di Roma, a cura di Vittorio Sgarbi, un’esposizione dedicata al tema dell’omosessualità. Nel 2019, in seguito ad un concorso locale, viene scelta per esporre in Sala Manzù a Bergamo, alla mostra “Maestri Contemporanei” Art Expo 2019, a cura di Phaos Associazione Culturale. E’ suo desiderio poter fare una mostra personale nel prossimo futuro. Laura Suardi ama rappresentare i volti, principalmente volti di donne. Il ritratto rappresenta, attraverso lo sguardo, l’anima delle persone, in cui ognuno si può ritrovare. Condivide il pensiero filosofico di Emmanuel Lévinas, il quale afferma che il nostro rapporto col mondo, prima ancora di essere un rapporto con le cose, è un rapporto con l'Altro. E' un rapporto prioritario che la tradizione metafisica occidentale ha occultato, cercando di assorbire e identificare l'altro a sé, spogliandolo della sua alterità. Attraverso il ritratto Laura Suardi cerca di far rivivere questa differenza.

Opere


“Donna Kayan” Dipinto su tela, colori ad olio e acrilici su fondo in pasta vinilica e polvere di quarzo Dimensioni: cm. 140 x 110 In Myanmar anni fa incontrai le donne Kayan, che vivono a Nord del paese e che indossano pesanti anelli in ottone attorno al collo, che apparentemente sembra allungato. In realtà l’azione esercitata dagli anelli interessa soprattutto le clavicole che, sottoposte al peso e alla pressione continua esercitata dagli anelli, si abbassano e si schiacciano. L’effetto ottico che si ottiene è quello di vedere donne dal collo lunghissimo. Nella loro cultura avere un collo lungo è sinonimo di bellezza. Si tratta di una pratica che inizia a cinque anni, con il primo anello d’ottone attorno al collo, e prosegue per tutta la vita della donna con l’aggiunta progressiva, di anno in anno, di altri anelli di ottone. Non si conosce esattamente da dove provenga la tradizione di indossare questi anelli. Alcuni ritengono che sia un’espediente per apparire meno attraenti e per evitare di essere messe in schiavitù . In realtà la maggior parte delle donne afferma che sia una scelta legata a preservare la loro identità culturale. Mi piace pensare che anche Amedeo Modigliani condividesse questo concetto di bellezza donando alle proprie donne il collo allungato.