Roberto
Malini

Roberto Malini è nato a Milano nel 1959. Poeta laureato, scrittore, artista e difensore dei diritti umani, ha tenuto mostre e performance artistiche e letterarie in Italia e all'estero. La sua formazione artistica ha avuto quali modelli Matisse, Picasso, Modigliani, mentre è stato guidato e ispirato - in diverse fasi della sua vita - da Ibrahim Kodra, Jacob Vassover e Tamara Deuel. Malini intende l’arte e la letteratura come strumenti di azione umanitaria e civile, a difesa dei diritti umani, dell’ambiente e della pace. Ha pubblicato raccolte di poesia, traduzioni, opere di narrativa, saggi e sceneggiature per il cinema e la televisione. Ha realizzato insieme all’artista e regista Dario Picciau film, documentari, videoinstallazioni e graphic novel. Porta la loro firma il primo lungometraggio europeo in animazione 3D: L’uovo, risalente al 2002 e vincitore di numerosi festival cinematografici. Ha ricevuto importanti riconoscimenti letterari, artistici, cinematografici e civili in Italia e all’estero. Studioso della Shoah ed educatore alla Memoria, collabora in tale àmbito con i principali istituti e memoriali. Ha raccolto - attraverso una lunga ricerca in tutto il mondo - e donato al Museo Internazionale della Shoah di Roma e alla Cittadella della Musica Concentrazionaria di Barletta due importanti collezioni di opere d’arte realizzate da pittori, scultori e incisori ebrei scomparsi nei campi di sterminio o sopravvissuti all'Olocausto. Per questa “Operazione salvataggio” ha ricevuto il Premio Rotondi - Mecenatismo 2018. Collabora con gli Alti Commissari delle Nazioni Unite per i Profughi e per i Diritti Umani, l’Unicef, il Parlamento europeo, il Consiglio dell’Unione europea, la Commissione europea e altri organismi che tutelano la libertà e i diritti civili. È membro o socio onorario di importanti associazioni e accademie letterarie e artistiche.

Opere


Partecipo con entusiasmo al Tributo Amedeo Modigliani 2020, perché la vita e l’opera del maestro livornese sono state di grande ispirazione nella mia formazione artistica e critica. Da tanti anni ammiro e studio la produzione di Modigliani, nella quale rilevo sempre la ricerca dell’essenziale, l’indagine dell’anima (o dell’inconscio) che è caratteristica di altri grandi artisti ebrei del XIX e XX secolo. L’opera con cui partecipo al Tributo è un ritratto - il ritratto dell’artista - creato proprio nei canoni della quintessenzialità del grande artista. È un “ritratto proiettivo” che esprime in forma sintetica, quasi simbolica, la sincronicità fra il pittore e la sua opera. Il “ritratto proiettivo” - acquerello su carta, cm 27,5 x 36,0 - esprime come le opere di Modigliani non rappresentassero, per scelta del maestro, alcuna forma di perfezione né di imperfezione, lasciando chi le osserva in una dimensione fluttuante fra i due poli. Baruch Spinoza, il filosofo il cui pensiero fu così caro alla madre del pittore, scrisse che un’opera d’arte non può essere definita perfetta né imperfetta, se non conosciamo l’intento con cui l’artista l’ha realizzata. E Modigliani non inseguiva mai la compiutezza di un’immagine, raffigurandone contemporaneamente il travaglio del nascere e dell’esistere e la sua forma definitiva: “La bellezza ha anche dei doveri dolorosi,” scrisse nel 1905 in una lettera all’amico Oscar Ghiglia. L’opera con cui offro il mio tributo a Modì non intende essere bella né finita, ma rappresentare proprio l’incompiutezza di ciò che a noi è caro, che sia una persona, un ricordo o la vita stessa.